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Novembre 2004
22/11/2004 IL COMPORTAMENTO DELLE AZIENDE VICENTINE IN CAMPO ENERGETICO: INFORMAZIONI SULLE IMPRESE ADERENTI AL CAEM Il mercato energetico da alcuni anni è in fermento ed in continua evoluzione. Fino al 1999 (anno di uscita del Decreto Legislativo n. 79 del 16/03/1999, meglio conosciuto come decreto Bersani) si conosceva un unico mercato dell'energia elettrica, quello del proprio distributore locale: praticamente la singola utenza elettrica era "costretta" ad acquistare energia dal distributore che aveva la gestione della rete elettrica locale, da qui il termine di mercato "vincolato". Dal 1999 ad oggi lo scenario si e' gradualmente aperto, sono nati nuovi soggetti giuridici in grado di offrire ai consumatori d'energia elettrica delle alternative di fornitura elettrica rispetto alla precedente situazione vincolata. Prendendo atto del cambiamento in corso nel mercato energetico l'Associazione Artigiani di Vicenza ha promosso la costituzione di un Consorzio d'acquisto di energia elettrica (CAEM) al quale hanno aderito altre associazioni artigiane provinciali del Triveneto; le aziende per poter aderire all'iniziativa devono principalmente far conoscere i propri consumi energetici. Inevitabilmente ai consumi contenuti nella singola bolletta elettrica ha fatto seguito un confluire di informazioni dettagliate, sempre contenute nelle bollette elettriche, che descrivevano i prelievi di potenza, la tipologia di contratto pattuito con il distributore locale, l'assorbimento dell'energia reattiva, il tipo di allacciamento alla rete elettrica. Con queste informazioni e' stato possibile stilare una relazione che mettesse a confronto il "modo" di utilizzo della risorsa energia elettrica tra le diverse categorie produttive. Le aziende prese in esame sono state in tutto 200, di categorie produttive diverse; la maggior parte di esse registra un consumo annuo di energia elettrica maggiore di 100 mila kWh. Infatti fino al 1° luglio 2004 le aziende considerate libere di acquistare da qualsiasi fornitore elettrico dovevano superare la soglia sopra indicata e quindi i dati presi in esame nella relazione riguardano prevalentemente aziende che soddisfano tale requisito. Delle 200 aziende esaminate, più del 50 % (52,5 %) è rappresentato dalle seguenti tre categorie produttive: fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo, esclusi macchine ed impianti ed esclusi trattamento e rivestimento dei metalli (40 aziende), preparazione e concia del cuoio (35 aziende) e fabbricazione altri articoli in materie plastiche (30 aziende). Le categorie meno rappresentate sono la produzione dei derivati del latte - caseifici (con 4 aziende), produzione, lavorazione e conservazione di carne e di prodotti a base di carne - salumifici (con 5 aziende) e la lavorazione delle granaglie - molini (con 5 aziende). Complessivamente sull'intero campione il 56,5 % è allacciato in Bassa Tensione, ma esaminando le specifiche categorie produttive, la "produzione di prodotti di panetteria e di pasticceria fresca" è totalmente allacciata in Bassa Tensione, mentre il 43,5 % è allacciato in media Tensione; la categoria che ha la percentuale più alta di aziende allacciate con questa tensione è "Taglio, modellatura e finitura di pietre ornamentali e per l'edilizia" con il 71,4 %, seguita da "Fabbricazione di altri articoli in materie plastiche" con il 66,6 % dei casi. Analizzando invece il consumo medio di energia elettrica per ciascuna categoria produttiva quelle maggiormente "energivore" sono: i molini, la lavorazione della plastica, il settore tessile, la lavorazione del marmo ed il trattamento superficiale dei metalli; per le quali i consumi medi sono superiori a 300 mila kWh annue. Invece le categorie che si rivelano meno consumatrici d'energia elettrica sono il settore della ceramica, gli orafi, il settore del mobile e la lavorazione del legno per i quali i consumi medi non superano i 160 mila kWh annui. Se invece ragionassimo in termini di ore di utilizzo (grado di utilizzazione) dell'energia elettrica, in pratica quante ore viene sfruttata nell'anno, la categoria che ne preleva mediamente con intensità maggiore è il settore tessile, seguito dai caseifici, dai salumifici, dalla lavorazione della plastica e dai produttori di pane e pasticceria in genere: per essi si superano le 2.400 ore/anno, e ciò significa che il consumo energetico non si limita alle sole ore diurne. Invece le categorie meno intensive, sempre dal punto di vista dell'utilizzazione, risultano essere il settore del mobile, la lavorazione del marmo e la lavorazione del legno che non superano le 1.700 ore/anno, e per le quali il periodo nel quale si preleva energia elettrica avviene nelle sole ore diurne. Il fattore di potenza e' un indice che un'azienda attenta dovrebbe sempre tenere controllato, perché qualora assumesse valori inferiori a 0,9 indurrebbe la presenza di penali all'interno delle specifiche bollette. Le categorie che evidenziano un'alta frequenza di fattore di potenza penalizzante sono: la lavorazione del legno, i molini, la lavorazione della pelle e quella del marmo. Le bollette elettriche che ricevono tali aziende, per più del 40 % dei casi è soggetta a penalità per eccessivo prelievo di energia reattiva. Evidenziando le categorie che invece hanno una bassa frequenza di ritrovarsi bollette "penalizzanti", la produzione dei derivati del latte, la produzione di pane e pasticceria in genere e la lavorazione del mobile hanno fattore di potenza penalizzante per una percentuale inferiore al 10 % dei casi. Altro aspetto da tenere in considerazione per una buona gestione della risorsa energia elettrica e' il prelievo di potenza. Per definizione la potenza media prelevata dall'azienda singola dovrebbe essere sempre inferiore alla potenza concordata per contratto con il distributore locale (potenza disponibile). Alla regola fanno eccezione le seguenti attività produttive: la lavorazione di pane e pasticceria in genere e la lavorazione dei metalli preziosi, registrano una potenza disponibile inferiore a quella massima prelevata, indicando la necessità di un adeguamento contrattuale. Inoltre il contratto di fornitura di energia elettrica in essere si può ritenere adeguato alla specifica utenza se la differenza tra la potenza disponibile e la media delle potenze massime prelevate mensilmente è contenuta; nella produzione dei derivati del latte, della carne e nella lavorazione del marmo la potenza disponibile per ognuna di esse supera per più del 27 % la media delle potenze prelevate, lasciando intuire che il contratto è da ritenersi sovradimensionato. Enrico Raumer
10/11/2004 TEHERAN SOMMERGE DI GAS LA CINA E LA CINA ESTRAE PETROLIO IN IRAN L'Iran sommergerà la Cina di gas naturale liquefatto. I due Paesi hanno infatti siglato un pre-accordo del valore complessivo di 100 miliardi di dollari per la fornitura di 10 milioni di tonnellate Gnl all'anno alla Cina per la durata di 25 anni. Lo ha reso noto il vice ministro del Petrolio iraniano, Hadi Nejad-Hosseinian, all'agenzia iraniana Isna. Secondo il vice ministro la quantità di Gnl esportato potrà salire a 15 o 20 milioni di tonnellate all'anno, portando il valore totale dell'accordo a 150 o 200 miliardi di dollari. Ma non finisce qui, nel memorandum è previsto che anche la Cina ottenga benefici in prospettiva: l'Iran ha accettato di accordare al gigante petrolifero cinese Sinopec il diritto di estrazione dall'importante campo petrolifero di Yadavaran che possiede circa 3 miliardi di dollari di barili di riserve di petrolio.
04/11/2004 LA SORPRESA DEI NON AUMENTI Con sorpresa, finalmente cogliamo un segnale di inversione di tendenza, in relazione ai costi applicati nelle bollette del gas, da parte di due aziende di distribuzione presenti nel territorio vicentino. Entrambe le due aziende, acquistando spazi pubblicitari nei quotidiani locali, segnalano la loro decisione di non applicare gli aumenti previsti per l'ultimo trimestre del 2004. Nel contempo l'azienda comunale di Vicenza, anch'essa distributrice del gas, con un'apposita campagna promozionale, sostiene l'uso "metano della tua città". Bene, in un momento in cui tutto aumenta, le nostre aziende locali decidono di dare una mano ai cittadini. Questo atteggiamento è sicuramente apprezzabile, tanto più che viene fatto da aziende vicentine e controllate da enti locali vicentini. Sarebbe ovviamente auspicabile che questa rinnovata sensibilità trovi riscontro anche in altri settori: pensiamo ad esempio per i costi dei rifiuti, dei trasporti, dell'acqua,â€Â¦e così via. Ma nel contempo ci domandiamo per quale motivo, le aziende in questione, non abbiano deciso prima di ridurre i costi applicati o di non aumentarli. La domanda ovviamente sporge spontanea: perché solo ora e non prima? Probabilmente le aziende di distribuzione del gas, solo ora si sono rese conto delle difficoltà economiche in cui si trovano cittadini ed aziende, e quindi hanno ritenuto opportuno anch'esse fare la loro parte; oppure hanno finalmente riscontrato la possibilità di mantenere i costi inalterati data la solidità economica aziendale; comunque sia complimenti per le decisioni assunte. Più ci pensiamo, però, e più ci convinciamo che forse le motivazioni possano essere altre, ma forse ci sbagliamo. Come pensare che le decisioni di congelare i costi del gas o di ridurli, siano semplicemente legate al fatto che nell'ultimo mese nella nostra provincia è partita una campagna promozionale senza precedenti, da parte di due grandi aziende nazionali, e che già in diversi hanno disdettato i contratti con i distributori locali, preferendo quindi le offerte di nuovi fornitori. E' questo un dubbio che rimane, anche se vogliamo sperare che certamente le nostre aziende locali di distribuzione del gas, avevano definito le loro decisioni di riduzione dei costi o, mi ripeto, di congelamento degli stessi, precedentemente a questo periodo, e quindi in tempi non sospetti. Il dubbio comunque rimane. Ci si domanda a questo punto come dobbiamo comportarci, noi cittadini o aziende, nei confronti di questo mercato dell'energia, che ormai è stato liberalizzato: dobbiamo favorire le aziende di distribuzione locale, o dobbiamo guardare alla offerta migliore? In parole più semplici dobbiamo salvaguardare sempre i "gioielli di famiglia", o dobbiamo guardare alle nostre tasche? Di una cosa siamo però convinti, e cioè che una sana concorrenza nel settore energetico, non può che portare a risultati positivi per tutti: per i cittadini e per le aziende che utilizzano il gas e l'energia elettrica, in quanto potranno avere benefici economici se più operatori si propongono a fornire tali servizi; per le aziende di distribuzione, che grazie alla cessazione dell'attività di monopolisti (in questo caso locali), saranno obbligate a misurarsi con altri fornitori, e quindi dovranno per forza di cose riorganizzarsi, per dare nuove risposte alle nuove esigenze che oggi, al di là di tutte le filosofie, sono sostanzialmente di tipo economico. La gente, le aziende, vogliono pagare il meno possibile questi servizi che per anni hanno inciso in maniera significativa sui bilanci famigliari e su quelli aziendali. Ben venga quindi la concorrenza, ma che sia trasparente, corretta e rispettosa delle regole del mercato e dei cittadini. In virtù di quest'ultimo aspetto vale la pena in particolare di evidenziare che qualora si scegliesse di avvalersi di un fornitore di gas o di energia elettrica, diverso da quello abituale, quest'ultimo (quello abituale, cioè il distributore locale), rimane comunque responsabile della rete di distribuzione, e deve quindi garantire l'efficienza della stessa, rimanendo peraltro l'unico responsabile e referente delle interruzioni, dei guasti e dei disservizi. In pratica ciò che si andrà a contrattualizzare con l'eventuale nuovo fornitore è solamente ( e non è comunque poco), la specifica fornitura di gas ed energia elettrica. In conclusione, si evidenzia che l'Associazione Artigiani di Vicenza suggerisce di contattare il suo "ufficio energia" (tel. 0444/386753) per verificare le eventuali offerte che vengono fatte, sia dei distributori locali che da altri, e nel contempo invita tutte le aziende ad aderire al CAEM, il consorzio promosso dagli artigiani del triveneto, e che opera ormai da alcuni anni nel libero mercato dell'energia elettrica e il gas. Diamo quindi forza al CAEM, aderendo senza indugi, sarà lui ad occuparsi della contrattazione per le aziende, verificando le singole offerte, e divenendo quindi nel tempo un valido strumento anche per spingere i fornitori (locali e non) a rivedere le loro offerte. Loris Rui
02/11/2004 ENEL, PER COMPETERE SUI MERCATI SPAZIO A CARBONE E NUCLEARE ESTERO Riconvertire le centrali dall'olio combustibile al carbone, riducendo i costi del 30% e investire in maniera massiccia su nucleare estero, idroelettrico e rinnovabili. È la ricetta, lanciate dalle pagine del quotidiano Il Corriere della Sera, dell'amministratore delegato di Enel Paolo Scaroni che ha così delineato la strategia futura del principale operatore elettrico nazionale. L'obiettivo al 2006 è di produrre elettricità principalmente dal carbone (47%), da fonti rinnovabili (32%), dal ciclo combinato a gas (20%) e solo l'1% dall'olio combustibile, invertendo totalmente il mix di combustibili (nel 2002 la produzione era garantita per il 45% da olio, per il 9% da cicli combinati, per il 22% da carbone e orimulsion e per il 24% da fonti rinnovabili, principalmente idroelettrico). Alla fine del processo nel 2006, fatto 100 il costo del mix di combustibili nel 2002, l'Enel dovrebbe spendere circa il 30% in meno (calcoli fatti con un prezzo medio del petrolio di 23 dollari). La riconversione che comprende anche massicci investimenti su idro, eolico, solare e geotermico, è l'unica via, secondo Scaroni per essere competitivi e tagliare le tariffe. Il primo passaggio sarà la riconversione di Civitavecchia, poi la centrale di Porto Tolle. Non solo: Scaroni si dice convinto che "l'Enel debba sviluppare una competenza nel nucleare, perché le aziende elettriche mondiali ne dispongono e "noi - ha detto dobbiamo competere con loro". L'unica strada da percorrere è quella di guardare fuori dai confini nazionali: "Vogliamo crescere all'estero - sostiene Scaroni - e se c'è del nucleare lo esamino cercando di fare buoni affari per i miei azionisti".
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