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Relazione introduttiva al progetto energia
indirizzato alle aziende della Montagna Vicentina

(predisposta dal gruppo di lavoro contestualmente allo sviluppo del progetto)


TEMATICA ENERGETICA E PICCOLE IMPRESE

Nell'ambito della tematica energetica, le piccole e medie imprese non hanno mai svolto, soprattutto nel passato, un ruolo attivo o comunque di particolare interesse. E' noto infatti che generalmente tutto ciò che non riguarda specificamente la produzione o l'erogazione di un servizio, non rientra nella sfera degli interessi dell'imprenditoria minore. D'altro canto sarebbe difficile affermare il contrario, vista anche l'oggettiva impossibilità, da parte dei piccoli imprenditori, ed in particolare quelli artigiani, di incidere su una tematica così particolare.

E' infatti evidente che per i piccoli imprenditori, almeno fino a poco tempo fa, il solo riferimento a quanto riguardava la problematica energetica, era indirizzato esclusivamente al grande monopolista italiano: l'Enel. Questo stava ovviamente a significare che qualcuno pensava, su questo argomento, alla soluzione dei problemi degli altri.

Molto spesso soprattutto nel nostro territorio provinciale, l'argomento energia, era quindi considerato esclusivamente come l'esigenza di ricevere delle forniture, che nessuno al di fuori di Enel poteva effettuare. Quindi perché preoccuparsi di un aspetto che non poteva essere che competenza di un unico ente, e in questo caso addirittura con un "mandato" di monopolista.

Era proprio questa la logica con la quale tutti, imprese e cittadini, si ponevano nel passato, nei confronti di questo argomento, ed è proprio con questo modo di ragionare che siamo arrivati a non considerare praticamente mai, che anche su questo aspetto si poteva intervenire.

Quante volte un imprenditore, ha lamentato il fatto della mancanza di disponibilità del distributore di energia a risolvere i problemi che sorgevano, rimanendo peraltro passivo di fronte a qualsiasi forma di indisponibilità (sempre che questa avvenisse), e al tempo stesso quante volte un cittadino ha lamentato i tempi lunghi di un allacciamento alla cabina elettrica o comunque un veloce pronto intervento per la soluzione dei problemi sorti.

Questi aspetti mettono inevitabilmente in risalto le negatività di un servizio, ma non possiamo dimenticare che le nostre grandi aziende italiane, l'Enel nel caso dell'energia elettrica, e l'ENI nel caso del gas, hanno di fatto garantito comunque un servizio efficiente al nostro paese, permettendo e garantendo forniture anche in situazione di grandi crisi energetiche. Di questo dobbiamo dare atto e merito a queste due grandi imprese nazionali, che peraltro hanno dato prestigio e valore al nostro sistema imprenditoriale in generale, diventando negli anni, aziende multinazionali con investimenti in tutto il mondo e per alcuni versi, nel bene e nel male, ricercando anche la diversificazione degli interventi, ma mantenendo sempre la giusta attenzione verso il proprio storico core busines.

In questo contesto non possiamo ovviamente non ricordare anche la notevole attività svolta dalle aziende municipalizzate locali, siano esse sotto forma di società che di consorzi. Queste strutture hanno saputo, nell'ambito di contesti territoriali limitati, garantire anch'esse un servizio efficiente ed efficace, e non a caso sono cresciute negli anni, e in più di qualche occasione, diversificando anche loro l'attività, seppure questa soprattutto in funzione di una esigenza localistica (pensiamo ai trasporti), più che di supporto ad un sistema complessivo.

La creazione di una azienda municipalizzata locale, è stata comunque sempre una scelta lungimirante, che ha permesso di risolvere problemi con risorse proprie e non prelevate dai cittadini con imposte e tasse, (ovviamente tolta la fase iniziale, che è comunque stata sempre ampiamente ripagata), e che ha indubbiamente arricchito la collettività di un valore importante, che è quello appunto che tali organizzazioni garantiscono sotto forma di riconoscimenti economici annuali alle amministrazioni che le controllano, nonché del valore complessivo delle strutture stesse (il patrimonio).

Ovviamente quello che preoccupa è l'immobilismo o in senso opposto l'eccesso di fantasia. Ognuno sembra avere una sua ricetta per sviluppare al meglio le attività di servizio alla collettività, e quindi ci troviamo oggi di fronte ad accorpamenti, o in alternativa a ridimensionamenti aziendali, sotto forma di società minori controllate da holding. Non vogliamo qui esprimere dei giudizi di merito, ci limitiamo invece a notare che ancora non esiste un modello certo di riferimento, soprattutto per le municipalizzate locali delle piccole province.

Nel territorio vicentino spiccano in particolare le Aziende Municipalizzate i Vicenza, che uniche nella provincia, operano anche nel settore energetico. Purtroppo questa attività viene svolta in un territorio limitato, e certamente non in quello montano. D'altro canto operano appunto, per questo settore esclusivamente in qualche decina di comuni in pianura. Tempo fa, con una iniziativa legata al problema dello smaltimento dei rifiuti derivanti dall'attività di pulitintolavanderia (quindi con presenza di solvente), le AIM di Vicenza, in accordo con l'Assoartigiani della provincia di Vicenza, hanno ampliato il territorio su cui operare, arrivando appunto anche in tutti i comuni montani, per erogare il servizio richiesto. E' rimasto però l'unico caso.

Nel territorio montano, l'energia elettrica e gas, vengono erogati tramite Enel Distribuzione e per il gas tramite soggetti terzi. Non ci troviamo di fronte ad una realtà vivace da questo punto di vista, in quanto di mercato libero non si dibatte, e non si colgono segnali di attenzione.

La FAIV tramite i propri funzionari nel contesto di alcune azioni informative fatte, ha riscontrato che le aziende montane, non rispondono ai segnali inviati, se non limitatamente ad alcuni casi, riguardanti il libero mercato dell'energia. Questo ha di fatto imposto che ci si ponesse il problema di questo territorio e delle sue aziende, che se non stimolato rischierebbe, quanto meno di non essere informato sulle opportunità che un mercato libero potrebbe offrire.

Dobbiamo considerare che nell'ambito del territorio vicentino sono presenti circa oltre 25.000 aziende artigiane, e di queste 2.608, sono nel territorio montano (ragionando nel caso del territorio rientrante in linea di massima, in quello dei Leader). Si poteva ovviamente considerare anche il territorio delle comunità montane, ma sostanzialmente i numeri sarebbero stati più o meno simili.

Con un numero così importante di aziende artigiane, non necessariamente iscritte all'associazione artigiani della provincia di Vicenza e quindi seguite automaticamente anche dalla FAIV, non ci si può non porre il problema della informazione sulla tematica.

Peraltro si deve precisare che comunque sono 1.893, le aziende iscritte alla associazione artigiani al 31 dicembre 2001, e quindi è comunque un numero importante di imprese che merita di essere informata e aggiornata sulle opportunità del mercato libero.

Il problema come abbiamo notato è quello di avviare un percorso nel lungo periodo che permetta di arrivare alle aziende, per fornire le necessarie informazioni. Di conseguenza su questo aspetto bisogna definire assolutamente una specifica attività che si sta appunto progettando.

In contemporanea alle considerazioni in corso nella presente pubblicazione, si sta infatti cercando di strutturare un progetto che permetta di agire nei confronti delle piccole imprese montane, e si ritiene che lo stesso possa essere nel tempo indirizzato non solo a quelle artigiane.

Infatti, uno degli elementi critici del mercato libero dell'energia, si presume possa essere nel tempo, quello della massa critica dei consumi, forse in maniera più spinta per il gas che per l'energia elettrica. Ma questo lo si vedrà cammin facendo.

Il problema che in questo momento si sta valutando nel gruppo di lavoro della divisione ambiente con il consulente De Lotto, sta proprio nel fatto di individuare una impostazione progettuale diversa da quella di tipo tradizionale, che evidentemente non funziona.

Non si può infatti insistere con comunicazioni sui giornali o con lettere, senza offrire nulla in cambio, e soprattutto è parere condiviso che con le aziende si deve parlare e non tanto scrivere, perlomeno in questa fase.

IL MERCATO ENERGETICO

Nella premessa di cui sopra abbiamo potuto notare come sta evolvendo, l'approccio al mercato da parte delle diverse organizzazioni, sia di locale che nazionali. Siamo di fronte ad una ricerca di modelli, che però molto probabilmente non avrà mai una risposta ferma nel tempo, proprio per l'evoluzione delle cose, che nel sistema economico, non possono stare ferme. Ecco quindi il caso di Enel che negli anni più recenti, aveva deciso di investire nel settore dell'acqua, della telefonia e dell'informatica, ma con successi diversi. Le ultime scelte stanno invece ad indicare un ritorno alla tematica energetica, che è quella che nel tempo ha garantito la ricchezza di questa importante azienda.
E' però anche una azienda che si deve misurare con la nuova impostazione del mercato elettrico, così pure come dovranno fare le municipalizzate locali, che non potranno stare ferme di fronte alla mutazione delle regole, che stanno lentamente portando verso un nuovo mercato, che imporrà a tutti un approccio con la clientela completamente diverso da quello attuale.

Le nuove sfide si giocheranno quindi nel confronto e nella competizione, seppure ci vorranno ancora degli anni, ma il percorso è stato ormai avviato, grazie anche al "decreto Bersani" riguardante la liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica, e dal "decreto Letta" per il mercato del gas.

Ma se da una parte abbiamo i fornitori e i distributori, dall'altra abbiamo una utenza che non è evidentemente conscia della propria forza, e sembra anche che non si vuole che si renda conto di questa forza. Su questa utenza bisogna lavorare, e su questo aspetto certamente la FAIV - Associazione Artigiani, è un soggetto direttamente interessato e coinvolto, visto l'importante numero di aziende artigiane rappresentate e presenti in tutto il territorio provinciale.

E' del tutto evidente che va comunque posta una attenzione di tipo diversa alle aziende presenti nel territorio montano. Basta infatti pensare che sulla base dei dati del consorzio CAEM, promosso dalla FAIV, ad oggi non ha aderito alcuna azienda presente nei comuni montani, e non si può certamente affermare che le informazioni date non fossero chiare. Questo può ovviamente essere affermato, visto che invece le aziende della pianura, comunque cominciano ad aderire, e soprattutto cominciano a chieder informazioni sul mercato libero.

Si è invece preoccupati, e comunque interessati al fatto che le piccole aziende della montagna non si pongano il problema di questo possibile opportunità.

Fra le considerazioni che vanno fatte, ve ne è una particolarmente significativa, che giustifica probabilmente questo tipo di disattenzione, ed è legata al fatto che la soglia dei consumi minimi per accedere alle forniture elettriche nel libero mercato è oggettivamente molto alta per la tipologia delle aziende montane. Infatti bisogna ad esempio nel caso dell'energia elettrica superare il milione di kWh consumati annualmente, mentre nel caso del gas, l'aziende deve consumare non meno di 200.000 mc annuali.

E' del tutto evidente che tali consumi non sembrano essere alla portata delle aziende tipiche di questo territorio, ovviamente fatte le dovute solite eccezioni, ma si deve comunque affermare l'importanza dell'essere aggiornati su questo processo che si è avviato in Italia, e che se non seguito rischia di non realizzarsi o comunque di non dare benefici anche ai piccoli imprenditori.

Probabilmente per la FAIV, potrebbe essere più comodo limitare la propria azione nell'ambito delle attività fatte, avallando in questa maniera il fatto di avere comunque assolto al compito di informare le imprese, tramite i propri organi di stampa.

Così non può essere per questa organizzazione che invece deve fornire tutte le informazioni utili al sistema imprenditoriale affinché questo possa valutare con attenzione e con le dovute cautele questo nuovo mercato elettrico.

D'altro canto è l'evoluzione stessa della normativa che ci impone di seguire le imprese, in quanto se è pure vero, che in questo periodo le aziende con consumi minori, non possono partecipare al mercato libero, è altrettanto vero che il percorso verso la liberalizzazione totale del mercato è già avviato, e si prevede che entro il 2004, lo stesso sia in qualche maniera aperto a tutte le partite iva che probabilmente assumeranno la qualifica di cliente idoneo.

Al fine di comprendere meglio l'importanza di quanto si vuole esprimere, in riferimento al mercato elettrico si ritiene utile sintetizzare alcuni passaggi della relazione annuale del 2001, sullo stato dei servizi e sull'attività svolta da presidente dell'Autorità per l'Energia elettrica e il Gas, dott. Pippo Ranci



IL MERCATO DELL'ENERGIA ELETTRICA

1) I prezzi dell'elettricità in Italia sono alti a confronto con quelli europei. La media delle tariffe domestiche italiane supera la media europea di circa il 20 per cento: quelle italiane sono notevolmente inferiori nel caso di consumi ridotti, significativamente più alte per consumi elevati. Le tariffe elettriche praticate alle utenze industriali superano le corrispondenti medie europee di un importo variabile fra il 25 e il 50 per cento. Sul mercato libero dell'elettricità, in rapido sviluppo, i prezzi sono del 10-15 per cento inferiori alle tariffe applicate ai clienti vincolati.
2) In molti paesi le tariffe e i prezzi si sono ridotti nonostante i rialzi dei prezzi internazionali del petrolio e del gas naturale; in Italia, data la dipendenza della generazione elettrica dagli idrocarburi, le tariffe sono aumentate mediamente del 10 per cento tra l'inizio del 2000 e la metà dell'anno in corso (2001). Il divario con il resto d'Europa è cresciuto. Nello steso periodo le tariffe elettriche italiane, se calcolate al netto del combustibile, sono diminuite del 10 per cento circa; è previsto un calo ulteriore nel 2002
3) Non è solo l'elevata dipendenza dal petrolio, pari al 34 per cento contro il 10 per cento medio dell'Unione europea, la causa degli alti prezzi dell'energia elettrica in Italia. Ad essa concorre la scarsa efficienza di un parco di generazione in parte obsoleto, che presenta rendimenti di conversione modesti. Pesa anche l'elevato livello dei cosiddetti oneri generali di sistema. La loro incidenza complessiva sul costo medio del chilowattora ha raggiunto l'8 per cento.
4) I clienti idonei ad acquisire elettricità sul mercato libero sono più che raddoppiati in poco più di un anno: nel maggio 2001 essi erano 1.200, con oltre 8.000 siti di prelievo, ed esprimevano una domanda pari a oltre un terzo di quella totale.
I clienti saliranno a circa 150.000, con consumi dell'ordine del 60 per cento del totale, quando la soglia di accesso all'idoneità scenderà a 100.000 chilowattora per anno, tre mesi dopo l'ultimazione delle previste cessioni delle centrali dell'Enel. Entrerà allora di diritto nel mercato libero il tessuto delle piccole e medie imprese che connota la struttura produttiva italiana; molte di queste già vi accedono attraverso i consorzi di acquisto
5) La concentrazione dell'offerta è destinata a permanere anche nel medio periodo. Il principale operatore continuerà a detenere una posizione dominante nel mercato della produzione interna, superiore al 50 per cento del totale se si esclude l'autoproduzione, anche dopo il completamento delle cessioni di impianti per 15.000 MW previste dal decreto legislativo n. 79 del 1999 (decreto Bersani)….. . Gran parte degli impianti ceduti dovranno essere radicalmente ammodernati, restando fuori servizio per non meno di due anni. Rispetto al complesso dell'offerta, inclusiva delle importazioni, il gruppo Enel appare destinato a mantenere a lungo una quota attorno al 40 per cento.
6) La tariffa unica nazionale non deve essere utilizzata per addossare alla totalità dei consumatori le eventuali incoerenze di decisioni che hanno effetto sulla localizzazione della domanda e dell'offerta di energia elettrica. Concorrono alla dimensione dell'offerta e al formarsi di un assetto concorrenziale le importazioni di energia elettrica, attualmente pari a circa il 15 per cento della domanda. L'insufficienza della capacità di interconnessione con l'estero determina una congestione: conseguentemente i prezzi dell'energia importata si avvicinano a quelli medi del mercato italiano, creando una rendita a favore del venditore.
7) Per il quarto anno consecutivo l'incremento dell'elettricità immessa in rete è stato superiore a quello del prodotto interno lordo. Il confronto internazionale suggerisce l'esistenza di un potenziale di sviluppo dei consumi: il consumo di elettricità per unità abitativa in Italia è infatti di poco superiore ai 3000 chilowattora per anno, mentre si colloca tra i 4.000 e i 5.000 negli altri principali paesi europei. Anche considerando gli sforzi per la diffusione di pratiche d'uso razionale dell'energia, che l'Autorità è impegnata a compiere, resta la prospettiva di una domanda nettamente crescente.
8) Il funzionamento della borsa italiana dell'elettricità richiede la messa a punto di strumenti tecnici complessi. A differenza di alcune borse dell'elettricità, attive in Europa a livello esclusivamente commerciale e finanziario, il mercato elettrico italiano è strettamente collegato con l'attività di dispacciamento fisico dell'energia svolta dal Gestore della rete. L'avvio della borsa potrà essere messo in difficoltà da un'offerta estremamente concentrata. L'Autorità è consapevole del problema, sorveglia l'andamento del mercato e, ove necessario, utilizzerà gli strumenti economici amministrativi adeguati a evitare l'insorgere di distorsioni.

E' quindi evidente dai punti sopra richiamati, e facenti parte la relazione del presidente dell'Autorità per l'energia, che il mercato libero comunque si svilupperà, gradualmente, ma aprendosi anche alle piccole e medie imprese. In questo contesto appare evidente che le aziende presenti in un territorio come quello montano, potrebbero essere in qualche maniera non considerate dai fornitori, per una serie di motivi diversi, e il primo seppure può sembrare strano, è senza dubbio quello della scomodità per l'offerta, mentre il secondo è probabilmente legato ai consumi effettivi. Quante sono le aziende, che in questo territorio, oggi superano il milione di chilowattora, nel caso dell'energia elettrica, e quante saranno quelle con consumi superiori ai 100.000 kWh. Queste sono informazioni importanti da raccogliere, anche perché solo in tali condizioni potranno essere informate adeguatamente le imprese. Ma in generale, quali sono i consumi delle aziende montane? Quali sono le problematiche presenti nelle stesse, se ci riferiamo al settore impiantisco aziendale? E infine, esistono già oggi problemi di sprechi energetici eventualmente individuabili facilmente mediante la semplice lettura di una bolletta.

Questo tipo di situazioni, non sono al momento note, si tratta quindi di verificarle, cercando nel prossimo biennio di attivare azioni utili a questo obiettivo. Quindi graduali e comunque mirate.

In pratica si tratta di effettuare azioni specifiche, non pesanti, in favore delle aziende del territorio montano.

IL MERCATO DEL GAS

I prezzi e le tariffe del gas in Italia, al netto e al lordo delle imposte, indicano un differenziale a sfavore degli utenti rispetto ai prezzi medi europei, particolarmente ampio per le utenze industriali nei confronti di quei paesi in cui esiste un mercato liberalizzato o in via di liberalizzazione. L'elevato carico fiscale gravante sul gas naturale accentua il divario. Fattori strutturali, quali il più facile accesso alle fonti di approvvigionamento e le differenze climatiche che influiscono sull'efficienza della distribuzione, possono spiegare una parte delle differenze riscontrate. L'altra parte deve essere ricondotta alla mancanza in Italia di una pressione concorrenziale nel mercato del gas.

Nel dicembre 2000, l'Autorità per l'energia ha introdotto un nuovo ordinamento per le tariffe di distribuzione del gas e di fornitura ai clienti del mercato vincolato. La riforma separa l'attività di distribuzione da quella di vendita in modo che, quando tutti i consumatori potranno scegliere da chi approvvigionarsi di gas, i fornitori potranno di conseguenza accedere alle reti locali in base a un sistema tariffario già definito. La riforma allinea le tariffe ai costi necessari per l'erogazione del servizio nelle condizioni di sicurezza, qualità ed efficienza stabilite per tutto il territorio nazionale dove operano oggi circa 750 distributori, alcuni con dimensioni anche molto piccole.

La distribuzione rappresenta in media circa il 20 per cento del costo finale pagato dagli utenti. Dall'1 gennaio 2001, per effetto della riforma tariffaria, vi è stata una prima riduzione del prezzo medio nazionale. Per gli anni successivi, fino al 2004, la riforma introduce un tetto prefissato di riduzione dei ricavi dell'attività di distribuzione pari al 3 per cento all'anno al netto dell'inflazione. Per favorire lo sviluppo delle reti nelle aree del Paese ancora sprovviste del servizio gas, la riforma prevede un corrispettivo a copertura dei maggiori costi della nuova metanizzazione. La tutela delle fasce deboli della popolazione è affidata ai Comuni, cui è destinato un contributo a carico della generalità dei consumatori dell'1 per cento, pari a circa 50 miliardi di lire annui.

Nel maggio 2001, l'Autorità ha definito i criteri con cui le imprese già attive nel trasporto e dispacciamento del gas naturale e quelle che vorranno entrare nel mercato, calcolano le tariffe per il trasporto e il dispacciamento sulla rete nazionale di gasdotti e sulle reti regionali.

Il mercato del gas è oggi ben lontano dal presentare caratteristiche concorrenziali e su di esso l'Autorità ha il dovere di vigilare. La sua competenza sul complesso dei segmenti che compongono la filiera del gas indipendentemente dall'esistenza di concessioni e dal grado di realizzazione della concorrenza, è stata recentemente confermata da sentenze del tribunale amministrativo regionale per la Lombardia e del Consiglio di Stato.

Lo scorporo societario della rete dei gasdotti in alta pressione di proprietà dell'Eni è un passaggio positivo verso la liberalizzazione. L'affidamento della rete ad una società quotata in borsa pone il problema della definizione di regole per la gestione del sistema nazionale del gas e per il governo della rete affinché la nuova impresa sia trasparente e neutrale.

L'accesso alle reti di distribuzione locale ha già consentito, ai clienti idonei (quindi con consumi elevati) di recedere dai contratti in essere con il fornitore abituale e di rifornirsi da altri soggetti: già nel 2000 sono stati stipulati circa 170 nuovi contratti. Sono nati più di dieci consorzi per l'acquisto e la commercializzazione di gas di provenienza estera; sono sorte nuove società di trading.

E' chiaro che questo mercato sarà particolarmente "chiuso" alla liberalizzazione, non tanto perché le imprese non siano interessate, quanto invece per il fatto che l'enorme numero di distributori locali, non faciliterà la definizione di tariffe chiare e alla portata di tutti per l'accesso alle loro reti. Siamo quindi convinti che seppure il mercato libero del gas avrà tempi per il suo avvio, più veloci di quello dell'energia elettrica, di fatto non si avvierà in tempi brevi per le piccole imprese con bassi consumi.

E' questo l'altro problema (molto simile a quello dell'energia elettrica) delle aziende presenti in montagna. Infatti si è convinti che solamente aggregando i siti di consumo si potrà fare massa critica, per riuscire ad abbattere i costi di accesso alla rete, che inevitabilmente gli eventuali fornitori (terzi), dovranno pagare ai distributori locali.

Anche qui vi è dunque la necessità di intervenire nelle aziende, con l'informazione, ma al momento opportuno. Infatti l'eventuale assenza di proposte (com'è oggi), potrebbe evidentemente creare un forte disinteresse sul problema.


QUALITA' DEL SERVIZIO EROGATO

Un commento si deve fare anche in relazione alla efficienza del servizio elettrico, che non riguarda però la fornitura in quanto elemento di offerta e contrattazione, ma riguarda invece la gestione della distribuzione del mantenimento delle reti. In relazione a ciò sono importanti le carte della qualità dei servizi, generalmente mai considerate, ma che invece sarebbe opportuno promuovere

Le carte dei servizi, contenenti standard di qualità del servizio decisi autonomamente dagli esercenti, sono state sostituite da standard omogenei a livello nazionale. Se le prestazioni alla clientela non vengono realizzate entro i tempi previsti, il cliente riceve in modo automatico un indennizzo in bolletta . Nel secondo semestre del 2000 e nel solo settore elettrico sono stati pagati quasi 5000 rimborsi automatici, contro le poche decine registrate precedentemente. Un analogo sistema di standard e rimborsi è stato introdotto a partire dal 2001 anche nel settore del gas.

L'obiettivo dell'Autorità per l'energia è quello di avvicinare entro il 2003, i parametri di continuità del servizio elettrico italiano a quelli degli altri paesi europei. Ogni utente italiano subisce in media interruzioni della fornitura di durata complessivamente tripla rispetto a quanto registrato in Francia o nel Regno Unito.

Un sistema di incentivi e disincentivi economici guida il miglioramento del servizio elettrico, sulla base delle decisioni assunte nel dicembre del 1999. I dati relativi al 2000 indicano una riduzione del 10 per cento, rispetto al 1999, della durata media delle interruzioni la cui responsabilità sia attribuibile all'impresa distributrice.

E' usuale, ma non corretto, misurare la liberalizzazione con un solo indicatore: la percentuale dei clienti cui è riconosciuto il diritto di scegliere il fornitore. Sulla base di tale indicatore l'Italia si colloca a livello intermedio tra i paesi europei. Per esercitare tale diritto occorre che le imprese godano di pari condizioni nell'accesso alle reti.

E' in atto in Europa un rafforzamento del ruolo dei regolatori. Nei settori energetici tutti i paesi europei, con la sola eccezione della Germania, hanno istituito un organismo indipendente di regolazione.

LE ESPERIENZE PASSATE DELLA FAIV - ASSOCIAZIONE ARTIGIANI

Fra le attività effettuate, di seguito si riportano quelle più significative, ma fin d'ora si specifica che le aziende del territorio montano, non sono state generalmente coinvolte, e ne di fatto hanno partecipato o aderito in maniera autonoma. Ovviamente anche questo, non in assoluto.

In passato quindi si è provveduto ad attivare

1) Il sostegno alle imprese per l'ottenimento delle agevolazioni finanziarie (contributi regionali a fondo perduto), per interventi strutturali che permettevano di ridurre i consumi energetici (particolarmente interessate nella nostra provincia sono state le aziende della categoria ceramica, con i loro forni, e quelle del legno che hanno avviato interventi per la combustione dei residui vegetali)

2) La riattivazione delle turbine della fabbrica alta di Schio, che si inserisce in una operazione di recupero di archeologia industriale che è stata guidata dalla nostra organizzazione in quel comune e per il tramite del nostro Consorzio Progresso. Le due turbine recuperate hanno una potenza complessiva di 332 Kwh, e producono annualmente 1.500.000 Kwh di energia elettrica.

3) L'attivazione della società Assocogen, assieme a due partner, quali le AIM di Vicenza, e Telecogen di Verona. E' questa una società che opera nel campo della cogenerazione, e che ha già avviato una esperienza positiva nel comune di Zermeghedo, per le aziende della lavorazione della pelle. Questa importante iniziativa è sicuramente riproducibile in altre parti,

4) Il sostegno alle nostre imprese, a livello locale, nei molti problemi che sorgono (a partire dalla cabina elettrica, alle sospensioni di fornitura di energia, agli uffici chiusi dell'ente erogatore ecc., e ai diversi problemi che quotidianamente bisogna affrontare nel settore energetico)

5) L'attivazione di un servizio di diagnosi dei contratti energetici, che peraltro ci ha permesso di capire che diversi contratti in essere era opportuno modificarli.


Cosa invece deve essere attivato per favorire una cultura energetica nelle aziende montane

Azione di contato con le aziende per valutare quanto consumano. Si tratta di conoscere i consumi energetici delle aziende montane, con evidente riferimento a quelli annuali dell'energia elettrica e del gas. Gli stessi, se comunicati, permetteranno di individuare le aziende che già oggi superano la soglia prevista per l'accesso al libero mercato del gas e dell'energia elettrica. Nel contempo tali informazioni potranno essere utili per intervenire nei confronti delle aziende, nelle diverse fasi di apertura del mercato (quando avviene cioè, l'abbassamento della soglia).

Azione di recupero bollette al fine di individuare l'effettivo consumo, ma anche per capire se di fatto hanno problemi con gli impianti, in questo caso il riferimento è relativo alla energia reattiva e al supero di potenza. L'utilizzo dei dati in bolletta, permetterà inoltre di sviluppare dati statistici e considerazioni sui consumi nel territorio montano. Questo potrà essere utile anche per valutare lo stato dell'arte per settore e per valutare le situazioni medie dell'area.

Realizzazione di check up energetici, che permettano di comprendere lo stato dell'arte delle aziende. Ovviamente su questo aspetto bisognerà individuare le risorse, visto che inciderà notevolmente sul progetto. E' questa la fase più rilevante, in quanto permetterà di fare informazione sulla base di dati certi. Finalmente si potrà avere anche una fotografia reale delle aziende del territorio, e si potrà capire se la situazione impiantistica è comunque seguita con attenzione o meno. Di fatto potremmo anche capire e dare indicazioni su cosa si può fare per migliorare la situazione, ma soprattutto si potrà davvero capire come le aziende di questo territorio si rapportano con i problemi energetici.

Informare su come gestire alcuni aspetti energetici, con riferimento alla lettura delle bollette elettriche

Realizzare, nell'ambito del progetto uno studio che sintetizzi statisticamente la situazione energetica delle aziende montane

La realizzazione di un programma informatizzato per la gestione dei dati.


STIME E PROIEZIONI SUI CONSUMI

Sulla base delle informazioni note del territorio provinciale si presume che ipotizzando un numero di 2.500 aziende solo il 10% potrà accedere al libero mercato, quando si abbasserà la soglia a 100.000 kWh - se avverrà - e quindi con i requisiti per entrare nel mercato libero, ci troveremmo con circa 250 siti che potrebbero consumare annualmente circa 50 milioni di Kwh all'anno., ipotizzando un consumo medio di 200.000 kWh annuali di energia elettrica.

Ipotizzando un costo annuale, per la fornitura di energia elettrica di circa 70.000 euro per milione di kWh, al quale ovviamente va aggiunto i costi del trasporto e tutti gli altri oneri, sui quali però non si può contrattare, si arriva ad un costo complessivo 17.500.000 euro (totale per 250 siti con consumi superiori ai 100.000 kWh,). Su tale sconto la contrattazione potrebbe comportare minori costi, almeno ad oggi, attorno al 7/9 % che equivalgono a circa 1.500.000 euro.
Non siamo in grado di definire i consumi medi sotto i 100.000 kWH sui quali bisognerebbe effettuare apposite verifiche e i relativi calcoli (questo rientra nel progetto)

Dato che comunque si tratta di promuovere anche il mercato del gas, in linea di principio dal 2003, si potrebbe accedere al mercato libero anche in questo settore.Le informazioni che abbiamo ci parlano, di circa 12.000 metri cubi di gas consumato annualmente. Ciò significa che, moltiplicando il consumo medio per le 2.500 aziende si ottiene un consumo annuale di 27.500.000 mc., che moltiplicati per un valore di 100.000 euro per milione di metri cubi ci danno 2.750.000 euro di costi di gas. Calcolando un ipotetico 6% di minori costi, permetterebbero un risparmio di altri 165.000 euro annuali.

Comportando minori costi complessivi, per il sistema delle sole imprese artigiane a poco meno di 1.700.000 euro annuali. Non è poco ed è un buon motivo per promuovere il progetto più volte citato e in fase predisposizione.

CONSORZIO O DA SOLI

E' una delle riflessioni obbligatorie. Le aziende dovranno decidere come organizzarsi. Da questo punto di vista gli estensori di questa relazione non hanno dubbi: le aziende devono aggregarsi, per fare massa critica, e soprattutto per avere qualcuno che si occupi dei loro interessi. Questo ovviamente non potrà sostituire l'esigenza di un imprenditore di conoscere almeno alcuni aspetti della tematica energetica. Ma certamente solleverà dal problema, ad esempio della contrattazione, o della gestione dei rapporti con i fornitori.

Non siamo in grado oggi di dire quanto appetibile peri fornitori, il mercato energetico delle aziende montane, ma i dati sopra evidentemente riportano cifre interessanti. Si tratta quindi di non sottovalutare comunque questa opportunità offerta dal mercato libero.

Ovviamente l'imprenditore dovrà comunque imparare a gestire i propri consumi, anche a seconda della tipologia delle offerte che verranno fatte. Ad esempio, se i costi verranno applicati per fasce orarie, è importante che nella organizzazione del lavoro, venga considerato questo aspetto. Se invece rimane il costo monorario ovviamente subentrano altre esigenze, più legate al lavoro che al consumo di energia.

Diventa peraltro, ma lo è già, necessario che l'impresa abbia le conoscenze utili ad interpretare i dati e le informazioni riportate nelle fatture elettriche. Il rischio evidente è quello di ottenere vantaggi nella contrattazione, che vengono però vanificati dalla pessima gestione energetica, o da un impianto da sistemare (il caso dell'energia reattiva). Siamo infatti a conoscenza di aziende che hanno "spuntato" prezzi eccellenti per la fornitura di energia elettrica, ma che vengono però vanificati dalla mancata gestione della programmazione dei consumi e/o dalla presenza delle penalità legate al cosfì e quindi alla energia reattiva.

Di seguito riportiamo cosa si propone di fare il CAEM, il consorzio promosso dalla FAIV:

a) l'acquisto in comune, l'approvvigionamento, la distribuzione, la ripartizione di fonti energetiche, in conformità alla normativa nazionale e comunitaria, anche mediante la stipula di contratti di fornitura con qualsiasi produttore, distributore o grossista, sia in Italia che all'estero, in qualità di mandatario con o senza rappresentanza dei singoli consorziati;
b) la prestazione di servizi di assistenza e consulenza tecnica alle imprese consorziate funzionali all'ottimizzazione delle fonti energetiche utilizzate nell'impresa;
c) la prestazione di servizi di assistenza e consulenza in relazione alla normativa italiana e comunitaria riguardante gli aspetti energetici e ambientali;
d) la costituzione o la partecipazione ad organismi (associativi, consortili, societari) con oggetti aventi le stesse finalità
e) il coordinamento della propria attività con quelli di altri organismi aventi il medesimo oggetto
f) la promozione dell'acquisto collettivo di attrezzature e macchine necessarie per la realizzazione degli scopi di cui sopra;
g) l'effettuazione di studi, analisi e progetti idonei a stabilire le caratteristiche e le dimensioni del fabbisogno energetico delle piccole e medie imprese;
h) l'effettuazione sia direttamente che in collaborazione con altri di ogni attività accessoria che l'organizzazione del servizio può richiedere;
i) il sostegno alle imprese consorziate e più in generale alla piccola e media impresa nella ricerca di fondi per una sempre maggiore efficienza energetica, e per la razionalizzazione dell'uso dell'energia;
j) l'effettuazione di ogni altra attività che sia connessa con quelle sopra elencate e la realizzazione di operazioni finanziarie ed economiche che siano necessarie od utili alla realizzazione degli scopi predetti, nonché a compiere ogni altro atto avente per oggetto il perseguimento di tali finalità.

E' questa la tipica impostazione dei consorzi, che evidenzia i vantaggi nell'aderire agli stessi. Tanto più una azienda montana dovrebbe avere informazioni utili per valutare con attenzione se avviarsi in un mercato libero, se farlo da sola o in "compagnia". Il progetto si pone proprio l'obiettivo di fornire indicazioni utili agli imprenditori affinché abbiamo elementi per assumere in futuro le loro decisioni, sulla base di cose ed esperienze certe e non sul sentito dire.

LE ORGANIZZAZIONI DI CATEGORIA

Il ruolo che queste ricoprono, nell'ambito della tematica energetica, può apparire marginale, se considerato tale e quale. Negli ultimi anni però, anche le associazioni si sono rese conto della importanza di questo aspetto, e si stanno strutturando. In effetti le aziende ancora non inviano particolari segnali sull'argomento, ma anzi quelli che si colgono sono sempre i soliti, riguardanti il problema degli allacciamenti, delle cabine elettriche, degli stacchi …., ancora però poco o nulla arriva per quanto riguarda il libero mercato.

Non bisogna però pensare che le associazioni non si siano attivate, e non a caso la grande generalità dei consorzi che operano nel libero mercato, sono sostanzialmente stati promossi proprio da loro. Nella sola provincia di Vicenza ne sono presenti diversi, ma tutti, al momento, tranne quello degli artigiani, sono orientati ai grandi consumatori.

Questo sta evidentemente a significare la particolare attenzione posta alla tematica.

Se non vi fosse stato il sostegno delle associazioni di categoria, molto probabilmente non avremmo neppure avuto le contrattazioni attuali, che portano a sconti che viaggiano attorno al 12-14% sui costi del mercato vincolato.

E' chiaro quindi che ancora una volta le organizzazioni datoriali saranno attori certi anche di questo nuovo mercato.

Le stesse, colgono oramai da tempo, le esigenze latenti e non dichiarate, in questo settore, e cercano di intervenire per fare risparmiare le aziende. Nel contempo cercano nuovi percorsi che vanno al di la del solo risparmio sulle forniture, in quanto è convinzione comune che i minori costi, rapportati al mercato si ridurranno nel tempo.

Sono comunque al centro del processo di liberalizzazione, seppure non rientrano in alcun meccanismo normato, ma senza dubbio sono coloro che guideranno questo sistema.

Da questo punto di vista si tratterà anche di capire come si organizzeranno, e se lo faranno, fra di loro e con i loro consorzi di acquisto. Assieme potrebbero diventare una forza di rappresentanza impressionante.

In questo contesto appare abbastanza evidente l'intenzione della FAIV, che con il progetto in questione intende proprio promuovere anche le aggregazioni, che nel caso delle piccole aziende montane, paiono essere l'unica soluzione possibile per facilitare l'accesso da parte loro al libero mercato.

COSA STA AVVENENDO NEL MERCATO LIBERO

Introduzione al progetto
Attualmente tutto è in evoluzione. Vi è molta incertezza, non solo da parte delle imprese che ricevono le forniture, ma anche da parte dei fornitori stessi. Gli sconti applicati hanno cominciato una nuova tendenza che li porta gradualmente a ridursi, e il timore che potrebbe esserci è quello del "cartello", sul quale però l'autorità alla concorrenza e quella dell'energia stanno vigilando.

Quello che però si nota maggiormente riguarda l'assenza dal mercato libero delle piccole aziende site nel territorio della montagna vicentina. Questo si evidenzia in particolare, come un dato certo, visto che sull'elenco dei clienti idonei con consumi annuali, superiori al milione di kWh di energia elettrica, pubblicato nel sito dell'Autorità per l'energia, su 533 siti della provincia di Vicenza, solamente 30 superano nel territorio montano tale soglia di consumo. Peraltro di queste ben 27 sono aziende industriali, quindi presumibilmente di dimensione superiore alla media delle aziende di questo territorio, e 3 siti riguardano gli enti pubblici. Nessuna azienda artigiana, commerciale o agricola

Ci troviamo quindi di fronte ad un mercato che liberalizzato, ovviamente lo è, ma solo per le grandi aziende, e quindi non si può parlare di liberalizzazione reale.

Da questo punto di vista, si rimane sostanzialmente, con le piccole imprese, alla "finestra", aumentando le differenze fra le diverse imprese, e quindi creando anche un problema alla concorrenzialità.
Ma dato che il percorso della liberalizzazione del mercato è comunque cominciato, si deve presumere che nel corso di un tempo ristretto si dovrebbe arrivare ad una liberalizzazione totale, ed è su questo che la FAIV deve puntare, e quindi cominciare a preparare le aziende, ovviamente prioritariamente quelle più "disattente", quelle site nel territorio montano, che generalmente non sono appetibili al mercato stesso per tutta una serie di motivazioni, peraltro sopra richiamate.

IL CLIENTE O L'UTENTE

Il cliente o l'utente si può qualificare come idoneo (al mercato libero), oppure come cliente finale per il mercato vincolato. Cliente idoneo è il soggetto giuridico o fisico che ha la caratteristica per definire contratti con i fornitori ritenuti più vantaggiosi, e quindi può concorrere al mercato libero (perché supera determinati consumi annuali). Tutti gli altri sono clienti per il mercato vincolato, e quindi obbligati a ricevere le forniture, esclusivamente dal distributore locale.

LE OFFERTE

Le offerte nel mercato libero sono ancora poche e generalmente anche difficilmente raffrontabili fra di loro. Raramente o quasi mai si vede una offerta a sconto fisso. Il processo della riduzione degli sconti è già cominciato, in quanto si è passati da sconti che arrivavano al 20% nel 2000, a sconti odierni che si aggirano attorno al 14%.

Possiamo quindi facilmente immaginare ulteriori ribassi nei prossimi anni. Uno degli elementi caratterizzanti della offerta, riguarda chiaramente, la trattativa per le forniture estere, e su questo aspetto i fornitori tentano in tutte le maniere di mantenere i diritti in capo a loro, non concedendo nulla ai consumatori. Su questo aspetto le aziende non devono assolutamente cedere.

IL TERRITORIO PROVINCIALE E QUELLO MONTANO
Quante aziende.

Nell'ambito del territorio provinciale esistono oltre 25.000 aziende artigiane, non tutte sono iscritte all'associazione artigiani - FAIV, ma in linea di massima sono aziende di piccole dimensioni. Le aziende presenti nel territorio montano, sono invece circa 2.600, e di queste iscritte all'assoartigiani vicentina, sono poco meno di 1.900. Siamo quindi di fronte ad un numero significativo di aziende, che non può essere trascurato, e che merita, anche per i valori espressi in altri paragrafi, la giusta attenzione. Di seguito riportiamo una tabella di come sono strutturati i comuni montani, in relazione al numero di aziende iscritte all'Albo Imprese Artigiane (AIA), e quelle iscritte all'Associazione Artigiani vicentina

 

Comuni AIA 2000 Ass. 2000 AIA 2001 Ass. 2001
Altissimo 58 36 59 36
Arsiero 84 68 85 72
Asiago 258 204 261 202
Caltrano 70 43 75 44
Calvene 32 18 32 20
Campolongo sul Brenta 18 10 19 11
Cismon del Grappa 29 18 30 19
Cogollo del Cengio 117 82 119 80
Conco 112 69 110 69
Crespadoro 42 26 44 27
Enego 80 46 78 45
Fara Vicentino 122 67 116 68
Foza 33 18 35 18
Gallio 80 58 75 58
Gambugliano 36 25 35 26
Laghi 3 3 3 3
Lastebasse 4 2 4 2
Lugo di Vicenza 112 70 122 73
Lusiana 111 91 117 94
Monte di Malo 107 83 106 86
Nogarole Vicentino 33 23 36 26
Pedemonte 35 27 34 27
Posina 29 21 30 22
Pove del Grappa 69 45 76 45
Recoaro Terme 193 150 197 150
Roana 177 125 181 131
Rotzo 17 11 16 9
Salcedo 39 31 42 32
San Nazario 35 23 37 24
Solagna 45 25 46 23
Tonezza del Cimone 32 27 32 29
Torrebelvicino 178 155 176 154
Valdastico 41 34 40 36
Valli del Pasubio 41 34 40 36
Valstagna 36 18 38 20
Velo d'Astico 73 56 75 55
Totale 2608 1865 2651 1893

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ORGANIZZAZIONE DEL PROGETTO

L'organizzazione progettuale prevede la partecipazione di più soggetti, in quanto vi sono necessità diverse a seconda delle fasi. Vengono previste nell'ambito delle diverse fasi, una serie di attività, e fra queste l'organizzazione di incontri ripetuti e continui di aggiornamento sull'andamento del progetto stesso e sullo sviluppo della normativa e del mercato libero.

I soggetti coinvolti sono prevalentemente alcuni dipendenti della FAIV, ed infatti si può notare nelle diverse fasi, che, come citato sopra, vengono programmate diverse giornate che prevedono attività di gruppo, con riferimento ad esempio, alle fasi di avanzamento del progetto (a che punto si è, e che tipo di difficoltà sussistono,….), e attività di aggiornamento sullo sviluppo del libero mercato, sulla normativa, sulle offerte/proposte che il mercato offre , sul tipo di interventi da effettuare (es. check up energetici….).

L'attività che si prevede di fare, soprattutto nel gruppo di lavoro è funzionale ad informare e aggiornare il gruppo degli addetti, che hanno limitate conoscenze del settore energia, ovviamente a parte l'ing. Raumer, il quale, però anch'esso ha cominciato ad attivarsi sulla tematica energetica solamente a partire dal giugno 2001 . Inoltre va evidenziato anche il fatto che la stessa liberalizzazione del mercato elettrico non è ancora a portata delle piccole e medie aziende, in quanto appunto si è in attesa di atti che aprano completamente tale mercato.

Da qui l'esigenza quindi di incontrarsi ripetutamente almeno per cercare di capire alcuni degli aspetti del libero mercato, da potere in qualche maniera trasferire alle aziende nei diversi possibili contatti.

Per quanto riguarda quindi le funzioni interne, l'attività che ci si prefigge è limitata in particolare al poter dare qualche informazione sul mercato libero dell'energia ed inoltre all'aspetto di caricamento di dati, dapprima in un semplice foglio in excel e successivamente in apposito programma informatizzato. Da qui l'esigenza di incontrarci ripetutamente, esattamente come avviene per altre attività svolte nell'ambito dell'ufficio.

Per quanto riguarda invece le attività svolte tramite consulenti e società terze, le stesse sono differenziate fra di loro, seppure a volte si incrociano. Per la società di consulenza Saler, si prevede sostanzialmente una attività di affiancamento continuo nei confronti della struttura della FAIV. Essendo il dott. De Lotto, persona che conosce il mercato libero dell'energia, lo stesso sembra essere in grado di aiutarci nello sviluppo delle attività del progetto. In sostanza è colui che stimola, affiancando il gruppo, le attività, ed inoltre collabora nell'aggiornamento delle stesse.

L'attività invece tesa sostanzialmente all'effettuazione dei check up energetici, che prevedono visite aziendali, per la rilevazione di dati e informazioni, al fine di realizzare relazioni individuali sullo stato dell'arte delle singole aziende, e una relazione complessiva di quella che è la situazione in generale, i cui contenuti sono ancora da stabilire, vedrà l'avvalersi di consulenti o società di consulenza, da individuare, probabilmente fra quelle che già collaborano con la FAIV

La possibile realizzazione un programma informatizzato utile in particolare alla gestione dei dati raccolti, impone di individuare una società che sia in grado di realizzarlo, ma anche che dia la possibilità di inserire in un sito internet tale prodotto. Anche su questo aspetto si valuterà l'utilizzo di strutture comunque collegate direttamente o indirettamente con FAIV.

Il fatto di non avere individuato altri soggetti esterni per le attività svolte nell'ambito della FAIV, è motivato anche dal fatto, che i costi del personale interno sono indubbiamente inferiori a quelli di una società di consulenza o di professionisti del settore. Si deve peraltro evidenziare anche che le figure professionali conosciute e che si occupano di energia, sono generalmente più "commerciali" che consulenziali, e non è ciò di cui necessitiamo per l'attività prevista nel progetto.



L'IMPOSTAZIONE DEL PROGETTO

Premessa

Tra i costi che un'azienda deve sostenere nel proprio bilancio economico rientrano quelli che si riferiscono al consumo dell'energia elettrica. Questa voce di spesa incide sul costo unitario del prodotto finito dell'azienda in modo significativo.

Nel mondo dell'artigianato e delle piccole imprese la qualità del prodotto finale è fondamentale per permettere la sopravvivenza dell'azienda in un mercato sempre più qualificato e in un panorama concorrenziale, nel quale i mercati hanno limiti non più nazionali, ma mondiali, la qualità fine a se stessa non garantisce la sopravvivenza aziendale; il prezzo di vendita del prodotto finale può essere più elevato rispetto ad un prodotto di qualità simile ma proveniente da un contesto sociale, economico, culturale e geografico diverso.
Per le piccole e medie imprese italiane la bolletta elettrica continua ad essere la più cara d'Europa: 0,13 euro al kWh, cioè il 36,4% in più rispetto alla media dell'Unione Europea. Un record negativo, frutto dei ritardi nella liberalizzazione del mercato dell'energia, a cui si aggiunge il primato europeo dell'incidenza fiscale, pari al 13% del costo dell'elettricità, contro la media dell'Unione Europea del 5,3%.

Ancora più pesante diventa la situazione per le piccole imprese, se queste operano in zone non facilmente raggiungibili e/o comunque non servite in maniera adeguata. E' questa la situazione particolare in cui si trovano le aziende della "montagna vicentina", che nulla hanno da invidiare per capacità produttiva e per qualità a tutte le altre, ma che certamente hanno costi aggiuntivi (logistici e di servizi) che la loro concorrenza non ha, proprio per i motivi esposti. Il vantaggio delle aziende di questo territorio ovviamente sta nell'essere componenti attive e importanti del territorio stesso, che proprio per la sua specificità permette alle stesse di fare parte di un sistema complessivo che basa la propria politica economica, sul fatto stesso di appartenere ad una zona geografica importante qual è appunto la "montagna vicentina".

Con questo progetto si intende dare un supporto alla piccola imprenditoria della montagna vicentina, che necessità soprattutto di conoscere lo stato dell'arte e le opportunità che verranno offerte dal mercato dell'energia nei prossimi anni.


Obiettivi

L'obbiettivo principale del progetto consiste nell'avviare un processo di sensibilizzazione sulla tematica energetica verso le piccole imprese presenti nell'area della montagna vicentina. Il processo di liberalizzazione del mercato energetico in Italia, infatti, comporta per la prima volta una opportunità per conseguire significativi miglioramenti economici e gestionali nell'approvvigionamento delle risorse energetiche.

In attesa che i frutti di tale processo di liberalizzazione maturino e che l'apertura venga estesa a tutte le piccole imprese, quindi anche ad aziende che non superano il consumo annuale di 100.000 kWh di energia elettrica (che è la soglia minima prevista per l'accesso al mercato libero) è importante sensibilizzare le aziende stesse alle problematiche energetiche.

L'apertura di un mercato che deve assolutamente trovare preparati i piccoli imprenditori, che non sono generalmente abituati ad affrontare tematiche, quali appunto l'energia, e che proprio per questo motivo necessitano di azioni informative e di coinvolgimento su tale materia, impone di avviare specifiche azioni che possano portare soprattutto nuovi elementi di conoscenza agli imprenditori coinvolti.

Quindi diventa certamente importante promuovere iniziative che permettano alle aziende di vedere confrontati i loro modi di utilizzare l'energia elettrica, per potere individuare elementi utili al miglioramento delle proprie aziende. Contestualmente è importante valutare se vi sono, almeno in via indicativa, alcune possibilità di miglioramento tecnologico, collegato appunto ai consumi energetici, e infine è rilevante portare a conoscenza degli operatori economici della montagna vicentina, della opportunità offerta dalla liberalizzazione del mercato dell'energia, che si colloca in un contesto ampio in quanto riguarda l'intera Comunità Europea.

La liberalizzazione del mercato dell'energia, che vede coinvolto sia l'energia elettrica che il gas, comporteranno probabili benefici per tutti, imprese e cittadini. In particolare la liberalizzazione del gas è in Italia già compiuta, ma la scarsa conoscenza delle regole e delle opportunità non permette una sua reale applicazione. Per l'energia elettrica si presume con il 2003, finalmente le aziende minore potranno scegliere il fornitore più vantaggioso, ma solamente nel 2004 si ritiene che potremmo avere una apertura del mercato energetico più ampia, ancorché non ancora completa.

Si pensi che con la prima fase di apertura del mercato dell'energia elettrica, grazie all'emanazione del famoso omai "decreto Bersani" le grandi aziende (quelle che hanno alti consumi energetici) hanno beneficiato da quattro anni, di minori costi (per l'energia elettrica), con variazioni in percentuali del 14-20% . Tale situazione ha permesso a queste aziende di poter stare nel mercato in una situazione più vantaggiosa confronto a quelle di minori dimensioni. Ora sta alle piccole imprese cogliere le nuove opportunità che verranno offerte loro, ma che al momento rischierebbero di non essere comprese, se non supportate con adeguate iniziative, come quella qui proposta.

Appare evidente che un primo passo orientato al perseguimento di questi obiettivi rende necessario conoscere dal punto di vista statistico quali sono i consumi energetici delle piccole imprese, verificare se i contratti applicati dall'ente che fornisce l'energia elettrica alla singola azienda sono ottimali o migliorabili, se la potenza prelevata e pattuita nel contratto di fornitura dall'azienda è consona alle proprie esigenze, …e se l'azienda ha strutture gia adeguate funzionalmente all'attività di produzione, e al minor consumo energetico.


Prima fase

Analisi della domanda: si tratta di conoscere attraverso la realizzazione di una rilevazione generale verso le piccole imprese residenti nell'area della montagna vicentina, sui consumi al fine di originare una mappatura rappresentativa delle aziende potenzialmente interessate al processo di apertura del mercato libero dell'energia in Italia. La finalità di questa fase è quella di individuare il bacino di utenti di aggregati idonei alla contrattazione collettiva per l'acquisto di energia elettrica sul mercato libero. In ogni caso verranno individuate le aziende che potranno comunque accedere al libero mercato dell'energia anche in maniera autonoma. Tale rilevazione porterà alla segmentazione delle aziende sulla base della localizzazione geografica, dei volumi di consumo, per classificazione merceologica.
Al termine di questa fase verrà elaborata una breve relazione sullo stato del progetto.


Seconda fase

La seconda fase consiste nell'analizzare con idonea attività di analisi, ulteriori dati e informazioni riferite all'utilizzo dell'energia. In particolare verranno approfonditi tutti i parametri incidenti sui costi dell'energia elettrica a carico delle imprese. Ciò significa verificare in maniera puntuale elementi quali l'energia attiva, l'energia reattiva, l'efficienza del sistema (COSFI'), la potenza impegnata e quella disponibile, con i conseguenti costi applicati.

Il risultato di questa seconda fase è la definizione di una scheda sintetica relativa ad ogni singola impresa coinvolta nel progetto e di una relazione generale di presentazione della situazione del progetto

Terza fase

Questa fase prevede la stesura di una relazione tecnica in cui le informazioni disponibili e la loro elaborazione, consentano a tecnici specializzati di valutare i processi produttivi sotto il profilo dell'efficienza energetica, i possibili interventi finalizzati all'ottimizzazione dei costi, all'abbattimento dei consumi e all'analisi economica degli interventi.

Il risultato di questa fase consiste nella stesura di un report di sintesi aziendali che verranno aggregati per tematiche omogenee mediante anche una relazione sulle verifiche fatte.

Quarta fase

Questa fase permetterà di confrontare lo sviluppo dei dati e dei risultati che sono evoluti nel corso della durata del progetto. Verranno infine presentati alle aziende e agli enti locali sotto forma di rapporto conclusivo, ed in particolare tale rapporto svilupperà i diversi aspetti emersi nel corso dello sviluppo del progetto:
- inquadramento normativo
- dei finzioni riguardanti le terminologie
- analisi (contrattuale, dettaglio prelievi, confronti potenze, fattori di potenza penalizzanti )
- possibilità di partecipazione al processo di liberalizzazione del mercato dell'energia
- descrizione attività in relazione a codice ISTAT - Ateco 1991 - in relazione ai consumi energetici
- descrizione degli interventi ipotizzati in via generale, al fine dell'effettivo miglioramento impiantistico risultati conclusivi


GLI INTERVENTI DEL PROGETTO IN SINTESI

L'intero progetto intende avviare un processo che permetta alle piccole e medie imprese di acquisire informazioni, dati e conoscenze sulla tematica energetica, utili a conoscere le opportunità offerte dal mercato libero e al tempo stesso di avere indicazioni valide per migliorare eventualmente le proprie performances energetiche.

Verranno promosse quindi, in linea di massima, attività tese:

1) alla informazione sulla normativa e sulle nuove opportunità offerte alla piccole e medie imprese in materia di mercato e libero, con particolare riferimento al "decreto Bersani" , in materia di energia elettrica, e al "decreto Letta", in materia di gas;
2) alla sensibilizzazione sulla tematica energetica, con riferimento agli eventuali migliori interventi tecnici, che verranno campionati, al fine di migliorare l'andamento dei consumi elettrici , e di migliore utilizzo dell'energia;
3) al sostegno organizzativo, al fine di partecipare, ove possibile, come singole aziende, ad eventuali gruppi di acquisto di energia elettrica e del gas nel libero mercato, fornendo i supporti necessari per scegliere le migliori modalità per accedere al mercato libero e per valutare l'adeguata importanza della propria qualifica di cliente idoneo;
4) alla rilevazione di dati statistici riguardanti i consumi macro e individuali, delle imprese, in materia energetica;
5) alla realizzazione di un programma informatico per la raccolta dei dati e per la sintesi degli stessi;
6) alla divulgazione dei risultati con incontri periodici e con la pubblicazione periodica dei risultati e delle considerazioni sull'attività svolta.

In sintesi l'obiettivo che si intende raggiungere è quello di "introdurre una cultura d'impresa volta a considerare la risorsa energetica non solo come un costo ma come elemento determinante per la competizione sul mercato".

AREE D'INTERVENTO DELLE INZIATIVE PREVISTE NEL PROGETTO

Tutte le iniziative, nelle loro specifiche fasi, verranno effettuate presso aziende presenti nei comuni facenti parte esclusivamente l'ambito dei comuni di seguito riportati nella tabella


Altissimo Arsiero Asiago Caltrano Calvene
Campolongo sul Brenta Cismon del Grappa Cogollo del Cengio Conco Crespadoro
Enego Fara Foza Gallio Gambugliano
Laghi Lastebasse Lugo di Vicenza Lusiana Monte di Malo
Nogarola Vicentino Pedemonte Posina Pove del Grappa Recoaro Terme
Roana Rotzo Salcedo San Nazario Solagna
Tonezza del Cimone Torrebelvicino Valdastico Valli del Pasubio Valstagna
Velo d'Astico


 

 

 

 

 

 

 

 

G.A.L. Montagna Vicentina S.c.a.r.l. - Programma LEADER +