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2. LA FILIERA DEL MARMO NELL'ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI

Il processo produttivo della filiera lapidea (Tratto da "Il mercato lapideo veneto: il bacino produttivo marmifero veronese e vicentino", M. Donazzan - tesi di laurea) può venire rappresentato come nel diagramma 2.1

Diagramma 2.1

diagramma 2.1

 

La prima fase è quella di escavazione. Essa permette di ottenere:

  • le "bancate" dalle quali, dopo un processo di lavorazione che avviene nella cava stessa, si ottengono i "blocchi", "semiblocchi" o "informi", che vengono successivamente ulteriormente lavorati;
  • gli sfridi dai quali si ottengono dei granulati che vengono aggregati con l'uso di cemento o resine sintetiche e danno luogo ad un prodotto finale detto "agglomarmo"; gli stessi sfridi, ridotti in polvere, sono impiegati anche nell'ambito di altre attività e processi industriali (es. nell'industria farmaceutica, chimica, ecc.)

Il presente lavoro si è concentrato nelle fasi di estrazione e lavorazione; ad esse si è aggiunta la fase a valle, relativa al trasporto rifiuti ed allo stoccaggio definitivo in discarica, non inclusa nel diagramma sopra riportato.
Vengono di seguito riportate delle tabelle che possono fornire l'ordine di grandezza della filiera lapidea della provincia di Vicenza e della sua evoluzione, nonché dei mercati di riferimento (Tratto da "Il mercato lapideo veneto: il bacino produttivo marmifero veronese e vicentino", M. Donazzan - tesi di laurea). I dati che arrivano fino al 1997 sono relativi a tutta la provincia di Vicenza; alcune indicazioni specifiche per l'Altopiano di Asiago sono presentate nei paragrafi successivi.


Tab. 2.1 - Produzione materiali lapidei nella provincia di Vicenza

1988 1997
PRODUZIONI Tonn. Tonn.
Pietra di Vicenza 3.338 34.689
Calcare lucidabile e marmo 348.400 737.447
Totale estratto 380.598 508.136

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 2.2 - N° di cave della provincia di Vicenza, settore lapideo

1988 1997
Pietra di Vicenza 21 19
Calcare lucidabile 83 57
Totale N° di cave 104 76

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 2.3 - Unità locali ed addetti alle U.L. del settore della lavorazione del marmo della provincia di Vicenza

1981

1981

1996

1996

U.L. ADD. U.L. ADD.
243 1.444 238 1.664

 

 

 

 

Tab. 2.4 - Esportazioni di materiali lapidei del comparto della lavorazione della provincia di Vicenza (milioni di lire)

PAESI DI DESTINAZIONE 1995 lire (mil.) 1996 lire (mil.)
Germani 872.299 615.198
Egitto 90.776 139.200
USA 83.882 156.587
Brasile 184.500 502.314
Arabia Saudita 5.845 149.882
Giappone 313.796 169.295
Taiwan 174.117 1.003.854
Hong Kong 30.586 589.963
Totale 1.755.801 3.326.293

 

 

 

 

 

 

 

 

2.1 Le cave

Il cavar sassi è stata una delle più antiche attività che l'uomo ha praticato allorquando ha deciso di costruire le proprie case e delimitare le aree che man mano sottraeva al bosco per metterle a coltura.

Ad Asiago questa tradizione trova un riscontro visibile nelle interminabili sequele di lastre di marmo rosso che delimitano capezzagne e proprietà fra i prati e i pascoli. Sono un segno distintivo del territorio Asiaghese che si inserisce in modo naturale ed armonico nel paesaggio costruito dall'uomo.

Queste lastre, che nel linguaggio locale sono conosciute come "platten", furono estratte dai giacimenti superficiali di calcare rosso ammonitico di cui il sottosuolo è ricco. I segni di quelle cave antiche non sono facilmente riconoscibili nell'ambiente asiaghese ma la tradizione dell'estrazione del marmo è proseguita sino ai nostri giorni.

Tutto nasce dalle particolari caratteristiche geologiche locali. Qui è infatti uno dei sistemi carsici di maggior rilievo dell'intera Europa costituito da una struttura sedimentaria di calcari di varie epoche sottoposta agli effetti erosivi dell'acqua che hanno costruito un sistema di doline, cunicoli e grotte molto estese e per certi versi ancora inesplorate.

Nell'ambito di questo sistema, molto particolare, i giacimenti di calcari lucidabili sono preziosi e non facilmente produttivi data l'estensione del sistema carsico. Essi consentono di disporre comunque di ragguardevoli quantità di marmo rosso, rosa e bianco utilizzato sia a livello locale ma perlopiù esportato verso mercati internazionali extraeuropei.
Le cave dunque, se da un lato possono rappresentare un problema per il paesaggio e l'ambiente, laddove coltivate con attenzione e cautela consentono di produrre quella materia prima che contribuisce all'economia locale in quanto molto richiesta dal mercato.
L'attività di estrazione di pietra calcarea, sia a cielo aperto che in galleria, è una attività che nasce per morire, ossia viene svolta in un periodo di tempo finito durante il quale si distinguono varie fasi che, una volta completate, dovrebbero lasciare il sito di cava quanto più possibile in condizioni simili a quelle pregresse (ovvero nelle condizioni in cui si trovava il sito al momento di inizio dell'attività).
Le fasi che contraddistinguono la vita di una cava sono:

  • la preparazione dell'area con l'attività di scolturamento, cioè l'asporto della coltre di terreno vegetale e di quello roccioso sino alla scopertura dei banchi di marmo sfruttabili;
  • la vera e propria attività estrattiva;
  • la fase di ripristino ambientale dove il materiale di risulta, accumulato durante la fase estrattiva, viene riutilizzato per la ricomposizione ambientale.

L'attività estrattiva vera e propria si compone di più sottofasi che vanno dal taglio mediante l'ausilio di mezzi meccanici, al sezionamento dei blocchi e al loro trasporto al sito di stoccaggio, dove eventualmente avviene una ulteriore smussatura e/o squadratura.
Richiede inoltre una serie di attività collaterali di supporto quali:

  • generazione in sito di energia elettrica ed aria compressa,
  • manutenzione dei mezzi meccanici,
  • approvvigionamento di materiali di consumo e combustibili.

La fase di ripristino ambientale è la fase di chiusura del ciclo di vita di una cava: deve essere eseguita secondo il piano di ripristino espressamente richiesto dalla Regione nella fase di rilascio dell'autorizzazione alla coltivazione.
In tale piano vengono indicate le modalità del ripristino ambientale, con particolare attenzione alla tipologia della vegetazione messa a dimora sia in termini qualitativi che quantitativi, tenendo conto del contesto ambientale nel quale la cava è inserita, ridando in questo modo l'aspetto originale al sito sfruttato.

 


2.2 La lavorazione del marmo

La lavorazione del Marmo, iniziata con scalpello e puntello sin dagli albori del secolo scorso, si è sempre più evoluta utilizzando tutti gli strumenti che la continua ed intensa ricerca scientifica e tecnologica gli ha messo a disposizione. La vera rivoluzione avvenne subito dopo il secondo dopoguerra quando si passò dal taglio a sabbia (particolare mistura di sabbia silicea che fatta calare in continuo su lame di ferro permettevano una lenta ma continua abrasione della superficie di contatto) al taglio con utensili diamantati.

Oggi il taglio avviene con degli utensili diamantati; il diamante, impastato con un particolare legante, permette infatti un taglio molto più veloce e preciso. Si consideri peraltro che dall'adozione di questo nuovo sistema di lavorazione l'unità di misura della calata, inizialmente in millimetri/ora, è stata modificata in centimetri/ora (U.M. attuale).

L'attuale tecnologia permette una velocità di taglio che può raggiungere e superare anche i 20¸25 cm/h.

La prima fase della lavorazione consiste nel segare la pietra in "lastre" di grande dimensioni oppure in "sfilati" aventi larghezza fino ad un massimo di 45¸50 cm e di qualsiasi spessore. La lastre si ottengono da blocchi riquadrati che, segati con "telai multilame", servono per realizzare lavorati di grandi dimensioni (top per cucine e di bagni, gradini a ventaglio, ecc…). Gli sfilati, invece, ottenuti da blocchi di più piccole dimensioni non riquadrati (in gergo "informi") vengono segati per mezzo di "tagliablocchi" aventi due dischi diamantati (seghe) circolari; uno che taglia in senso verticale e l'altro in senso orizzontale (ad ogni taglio corrisponde uno sfilato).
Questi semilavorati, con piano grezzo (o meglio filo-sega), vengono successivamente lavorati sul piano e sulle coste per ottenere i prodotti finiti che vediamo montati nelle case, sulle facciate dei palazzi, ai cigli delle strade e come pavimentazione sia stradale che d'interni. Anche la lavorazione finale della faccia a vista ha subito, dal secondo dopoguerra, una ragguardevole modernizzazione grazie a nuovi prodotti sintetici che la tecnologia ha reso disponibili. Basti pensare alla lucidatura, particolarmente indicata per il marmo rosso per la sua composizione cristallina, che una volta si faceva a mano utilizzando mole naturali e "olio di gomito", mentre attualmente raggiunge e supera abbondantemente i venti metri quadrati all'ora.

Quando si parla di lavorazione del marmo non si parla solo di faccia lucidata; ultimamente difatti c'è una forte riscoperta della lavorazione rustica (bocciardatura, rigatura, graffiatura, carteggiatura, rullatura, spuntatura, gradinatura, puntellatura).
Anche in questo campo si sono fatti passi da gigante. Il termine di paragone è che fino a non più tardi di dieci anni fa la "bocciardatura" avveniva a mano con una produzione di non più di due o tre metri quadri all'ora. Oggi, grazie a particolari sistemi automatici, la produzione può arrivare e superare facilmente i venti metri quadri.

L'attività di lavorazione inizia con l'arrivo in azienda direttamente dalla cava estrattrice, del blocco che viene normalmente stoccato all'esterno del laboratorio. Le fasi principali di lavorazione sono costituite da segagione con telaio multilama a diamante senza impiego di additivi o abrasivi specifici; l'operazione di segagione del blocco di marmo avviene mediante scorrimento delle lame sul marmo in presenza costante di acqua (per evitare screpolature e/o imperfezioni).

A questa segue la raffilatura il cui scopo è quello di ottenere delle lastre regolari di determinate dimensioni; tale operazione viene eseguita con dischi diamantati raffreddati ad acqua. Le singole lastre vengono intestate, squadrate e suddivise in lastre regolari e ad angolo retto.

Si prosegue quindi con la stuccatura con la quale i manufatti di marmo vengono controllati ed eventualmente riparati con una resina poliestere; la rifinitura è una operazione effettuata a secco con utensili manuali col fine di correggere eventuali imperfezioni presenti su particolari della lastra (spigoli, angoli, coste) o sull'intera superficie a seguito delle lavorazioni precedenti. La maggior parte di queste operazioni sono eseguite a banco, in un locale apposito e separato dalla zona di raffilatura, con l'impiego di attrezzatura elettrica (platorelli, scalpelli, levigatrici orbitali ecc.).

Le lavorazioni finali consistono nella lucidatura che viene eseguita manualmente con apposita utensileria di tipo elettrico ed in presenza costante d'acqua; solo per piccoli particolari può anche essere effettuata a secco, in presenza di smerigliatori manuali. Le mole abrasive che vengono impiegate in questa fase, hanno diversa durezza a base di ossido di magnesio, cloruro di magnesio (cemento sorel) e carburo di silicio per la sbozzatura e ossalato di potassio per la lucidatura vera e propria. Alternativamente abbiamo la bocciardatura, per particolari effetti estetici specificatamente richiesti dal committente, che produce superfici con volute imperfezioni; questa operazione avviene in ambiente secco manualmente o con l'ausilio di utensili elettrici.

 

 

2.3 L'indotto derivante dall'attività di cava

La richiesta di marmi da parte del mercato si è via via ampliata e oggi trova un grosso riscontro da parte di tutti gli addetti ai lavori: dalle imprese edili ai posatori, dagli architetti ai designers.

Inizialmente si parlava di "Rosso di Verona" che anche oggi, ma solo in minima parte, viene estratto nel territorio veronese. Con questo gergo gli operatori e gli utilizzatori finali identificavano i marmi estratti tra il veronese e il vicentino.

Attualmente la lavorazione del marmo sull'Altopiano di Asiago ha raggiunto una autonomia completa sia come bacino produttivo sia in termini di commercializzazione del prodotto la cui diffusione ha raggiungo ormai i mercati più lontani a livello mondiale. Si parla così di "Rosso Asiago", "Rosso Magnaboschi", "Biancone" e "Rosa Asiago" che rappresentano oramai più dell'80% delle rocce sedimentarie estratte ed impropriamente commercializzate come "Rosso di Verona".

A fine 1999 si censivano sull'Altopiano 90 cave di cui 60 attive che davano lavoro a 266 tra proprietari e operatori di cava. L'indotto, comprensivo di addetti ai servizi e trasporti, veniva calcolato in un totale di 230 unità. Da questo computo rimangono comunque escluse le segherie, che rappresentano l'indotto principale in termini di numero di occupati, in quanto la gran parte del marmo in blocchi viene lavorato fuori dall'Altopiano e questo rende assai difficile il calcolo. Analogamente non esistono dati sul fatturato complessivo derivante dalle attività di cava e dalle attività indotte; peraltro esiste un dato significativo che riguarda le entrate delle casse comunali le quali ammontano a circa 1.291.140 Euro all'anno (già 2.500.000.000 di lire).

G.A.L. Montagna Vicentina S.c.a.r.l. - Programma LEADER +